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Opere \ Nabucco

Nabucco

Nabucco

(opera in 4 atti - Musiche di G. Verdi - Libretto di T. Solera)

La fortuna del "Nabucco", portata in scena per la prima volta alla Scala di Milano il 9 marzo 1842, è sempre stata legata al successo di una delle sue arie, divenuta una delle più celebri pagine del melodramma italiano e non solo: il coro "Va' pensiero". Fin da subito il successo di questa terza opera verdiana - ispirata agli episodi biblici riguardanti il regno di Giuda e la sua invasione da parte del Re babilonese Nabucodonosor nel 587-586 a.C. - fu tale da essere ripresa ben settantacinque volte solo alla Scala entro la fine dello stesso 1842: l'inizio di un successo secolare.

PERSONAGGI PRINCIPALI: Nabucodonosor, re di Babilonia; Ismaele, nipote di Sedecia, re di Gerusalemme; Zaccaria, pontefice degli ebrei; Abigaille, schiava erroneamente creduta figlia primogenita di Nabucco; Fenena, figlia di Nabucco.

TRAMA

Atto primo. A Gerusalemme gli Ebrei, sotto la guida spirituale del pontefice Zaccaria, confidano nel loro Dio e nella schiavitù presso di loro di Fenena, figlia del re d'Assiria Nabucco, per respingere l'attacco dello stesso Nabucco. Ismaele, infatti, figlio del re ebreo Sedecia, ha appena annunciato l'avanzare minaccioso del nemico. Zaccaria affida Fenena ad Ismaele perchè la usi come arma di ricatto per indurre il di lei padre Nabucco alla resa. Ma l'imprevisto d'amore è dietro l'angolo: il giovane è infatti innamorato della ragazza, verso la quale si sente anche in debito: fu lei, infatti, a salvarlo dalla prigione e dall'amore non corrisposto della di lei sorella Abigaille, quando, tempo prima, venne imprigionato a Babilonia nelle vesti di ambasciatore di Giuda.
I due amanti vengono sorpresi proprio da Abigaille, creduta erroneamente figlia primogenita di Nabucco, ma in realtà misera schiava: ella, riversando su Ismaele tutto il suo odio frutto di quell'amore rifiutato, lo accuso di tradire la sua patria con una donna babilonese. Immediatamente dopo sopraggiunge anche Nabucco trionfante, che fa irruzione nel tempio. Zaccaria, nell'intento di respingere l'attacco, minaccia di uccidere Fenena, ma è lo stesso Ismaele a fermare la mano del suo compatriota. Una volta liberata sua figlia, Nabucco annuncia vendetta.

Atto secondo. Abigaille, venuta in possesso del documento che ne rivela la vera origine, vedendosi spodestata dal suo ruolo di erede al trono, è furiosa contro tutti e minaccia di morte tanto Nabucco quanto Fenena. La sua sete di vendetta sembra essere assecondata anche dal popolo assiro, che, in reazione alla liberazione di tutti gli Ebrei iniziata da Fenena, acclama regina proprio Abigaille. Ma è lo stesso Nabucco a strappare nuovamente la corona dalle mani di Abigaille, maledicendo sia il suo Dio Belo che quello degli Ebrei ed autoproclamandosi Dio egli stesso. A tale blasfema affermazione un fulmine compisce Nabucco, che sembra ormai in preda alla follia, e riconsegna la corona ad Abigaille.

Atto terzo. Ella, insediatasi ormai sul trono di Babilonia invoca, tramite il Sacerdote di Belo, la morte per tutti gli Ebrei e per Fenena, traditrice del Dio Assiro. Accusando di codardia un Nabucco sopraggiunto lacero e sconvolto, lo convince a firmare la condanna a morte di tutto il popolo Ebreo. Quando Nabucco s'accorge d'aver così condannato anche sua figlia Fenena, ormai convertitasi al Dio ebraico, è ormai troppo tardi per tornare indietro: agli Ebrei, incatenati sulle sponde dell'Eufrate, non resta che pensare con nostalgia alla loro patria lontana.

Atto quarto. Nabucco, tenuto ormai prigioniero da Abigaille, si rende conto di non potersi opporre, rinchiuso com'è nelle sue stesse stanze, all'esecuzione di sua figlia Fenena: invoca perciò l'aiuto e il perdono del Dio degli Ebrei. Rinvigorito di nuova forza sottrae Fenena al mortale destino, rendendo poi grazie a Dio per averlo reso demente quando aveva avuto la presunzione di farsi tiranno e di aver fatto lo stesso ora con Abigaille. La donna, infatti, in preda alla follia, ha appena assunto del veleno, prima di rendersi anch'essa conto degli errori commessi. Così, morente, chiede perdono a Fenena, benedicendone l'amore con Ismaele e implora la pietà di Dio, mentre Zaccaria saluta Nabucco come re dei re.

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